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L’artista nasce a Catania, sin da ragazzo manifesta un grande amore per tutte le arti visive dalla pittura alla fotografia al cinema alla scultura. Cultore, sin da gio, di storia dell’arte e amante del disegno, nella scelta di vita viene però fortemente condizionato dalla grave malattia cronica del fratello. Decide allora di accan- tonare i sogni artistici e si iscrive in Medicina, diventando medico omeopata e praticando la sua professione con determinazione, cercando di evitare ad altri pazienti la sorte capitata al fratello. Dopo la morte del congiunto Marco Proven- zale riprende in mano i suoi vecchi sogni di arte, esegue migliaia di scatti, riprende a disegnare e incontra l’arte computerizzata. Si inventa allora una metodica originale, nata dalla fusione di disegno e fotografia con il digitale e con la pittura ad olio che egli definisce fotopittura. Con questa metodica esegue decine e decine di quadri, utilizzando come mezzo la tela. Negli ultimi anni af- fina questa tecnica che risulta ora essersi evoluta verso la pittura ad olio classica unita al disegno e a tracce computerizzate. Con questa nuova tecnica ad olio es- egue numerosi quadri che espone in diverse città italiane ed estere. Riceve nu- merosi riconoscimenti tra cui anche quella di giornalisti e critici d’arte anglosassoni della NBC a commento della sua opera dal titolo “L’ombra della Croce”, esposta a Roma alla Sala del Bramante in piazza del Popolo in occasione del Giubileo. Di lui il famoso critico d’arte Paolo Levi ha scritto: “(L’artista) re- alizza lavori di inusuale intensità che narrano con cruda verosimiglianza l’an- goscia del vivere del nostro tempo, rinchiusi in circoli viziosi, da cui possiamo assistere inermi all’abisso che ci circonda, dentro e fuori di noi. Marco Provenzale ci restituisce immagini del nostro inconscio collettivo filtrate in una atmosfera onirica e dissacrante. La luce si mantiene livida e cupa, a sostegno di quel mes- saggio di abbandono e malinconia che l’artista intende trasmettere. L’attenzione è captata dall’espressività di questi paesaggi, dalla forza dei loro cromatismi e coinvolta spiritualmente dalla ricerca interiore.” 




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